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sabato 28 novembre 2020

L'avventura della scatola nera

Un ladro penetra negli appartamenti della Regina Vittoria e ruba un piccolo scrigno di mogano nero, che custodisce una lettera di natura personale e riservatissima. Si tratta di un furto che può mettere a rischio la sopravvivenza della monarchia e dell'Impero. Ci vorrebbe Sherlock Holmes, ma il grande detective è morto da due anni. L'indagine viene allora affidata all'ormai anonimo dottor Watson, rimasto vedovo da poco. Watson annaspa nell'analisi degli indizi, finché una voce metallica che gli parla nel sonno non lo indirizza sulla buona strada. Nel villaggio di un circo, Watson intercetta un uomo robusto e misterioso e, spiandolo, riesce a recuperare lo scrigno della Regina. Due anni dopo, quando ormai Sherlock Holmes è riapparso a Londra, al termine del lungo viaggio all'estero durante il quale tutti lo avevano creduto morto, Watson capirà finalmente le ragioni della sua indagine e, soprattutto, l'origine di quella voce metallica che nel sonno gli aveva suggerito come muoversi.


Un'avventura in solitaria per Watson, che ha tra le mani un caso che potrebbe far esplodere un problema internazionale. Non sono molti i racconti che hanno per protagonista il buon dottore, e raramente con risultati esaltanti; il più delle volte sono un'occasione per metterlo in ridicolo, in modo da esaltare ancor di più l'acume di Holmes: in questo caso Watson viene messo sulla buona strada in un modo decisamente poco ortodosso e sicuramente determinante, però il dottore ci mette tutta la determinazione che lo caratterizza e riesce a sbrogliare la situazione a tempo di record.
Luca Martinelli è un autore da cui ci aspetta sempre un grande rispetto per i personaggi, e anche in questo caso non tradisce le aspettative; il Watson protagonista di questo apocrifo sembra uscire dalle pagine del Canone, e tutto il racconto ne beneficia, poggiando quasi per intero sui pensieri e le azioni del buon dottore. La trama è particolare, l'atmosfera molto interessante, con questo viaggio serale nel mondo circense dal sapore vagamente esotico. Una buona lettura.
Pubblicato in The Strand Magazine n. 8 del 1999, tra le ristampe segnaliamo I nuovi casi di Sherlock Holmes (Il club di Sherlock Holmes n. 1, Solid Books, 2001) e I nuovi casi di Sherlock Holmes (Tutti i capolavori di Conan Doyle, Fabbri Editori, 2003).

venerdì 27 novembre 2020

1894

In una Londra ammantata di neve si muove un assassino spietato, che per oscure ragioni inanella vittime, apparentemente senza ragione. Scotland Yard non sa che pesci prendere, e un giovane Lestrade, non ancora ispettore, chiede la collaborazione di un giovane detective che muove i primi passi verso un futuro luminoso. Una misteriosa voce narrante accompagna le gesta di quel ragazzo sulla strada per diventare uomo, che dovrà affrontare prove molto impegnative per riuscire a risolvere il mistero e fermare il colpevole.


 

 

In questo racconto di Giuseppe Albanese, ambientato nel 1874, vediamo un giovane e irruento Sherlock Holmes, alle prese con alcuni omicidi misteriosi. Ci sono alcuni elementi che richiamano al Canone: Holmes frequenta una palestra, in cui si scontra con McMurdo (Il Segno dei Quattro), e la voce narrante altri non è che quella di Stamford, che farà conoscere Holmes e Watson (Uno Studio in Rosso). Ci sono alcune imprecisioni: nel 1874 Holmes stava frequentando l'Università, non poteva abitare a Londra. Ci sono poi delle "libertà" da parte dell'autore che potrebbero risultare indigeste: per cominciare alcuni atteggiamenti esagerati, al limite della doppia personalità, soprattutto nel finale in cui Holmes sembra apatico e un momento dopo si scaglia in maniera selvaggia contro il cattivo (per non parlare dell'epilogo dello scontro). C'è la dipendenza dalle droghe, che è molto improbabile: se così fosse, dopo quasi 15 anni (Il Segno dei Quattro, ambientato nel 1888, in cui per la prima volta si parla di cocaina) il detective avrebbe sicuramente dei problemi non indifferenti! Infine in questo apocrifo Holmes ha una vita sessuale piuttosto affollata, con ben due relazioni contemporanee, una con un uomo (un chimico) e l'altra con una giovane donna.
Al di là di ogni possibile pregiudizio, l'autore ha calcato la mano con le "licenze poetiche", disegnando uno Sherlock Holmes decisamente lontano da quello cui siamo abituati.
Pubblicato per la prima volta in Sherlock Magazine n. 8 (DelosBooks, 2005).

giovedì 26 novembre 2020

Sherlock Holmes e il mistero di Dante Alighieri

Cos'è che accomuna Dante Alighieri a Sherlock Holmes, oltre all'inconfondibile silhouette? Cosa unisce due personaggi così distanti nel tempo e nella personalità? E soprattutto: che tipo di interesse potrebbe mai suscitare, oltre a quello puramente letterario, l'opera del sommo poeta fiorentino nel freddo e calcolatore segugio londinese? Un grande e terribile segreto forse sta per essere svelato, più di settecento anni dopo, attraverso un viaggio in compagnia di Dante Gabriel Rossetti e Alessandro D'Ancona, in un salotto di Baker Street, a un incredulo dottor Watson!



Un brevissimo racconto, di poche pagine, in cui metaforicamente si incontrano Dante Alighieri e Sherlock Holmes. Quest'ultimo infatti racconta a uno stupefatto Watson una terrificante verità, frutto di alcune deduzioni, riguardante il grande poeta italiano e la Beatrice protagonista di alcune tra le più famose opere di Dante. L'indagine, se così vogliamo chiamarla, parte dall'incontro tra Holmes e Alessandro D'Ancona, docente di letteratura italiana all'Università di Pisa e curatore di alcune edizioni delle opere di Dante. In seguito ad alcune discussioni riguardanti la Vita Nuova, e memore della storia del pittore e poeta Dante Gabriel Rossetti (conosciuto anni prima da Holmes) e della sua sfortunata moglie, il detective formula una sorprendente teoria riguardante Beatrice.

L'apocrifo è opera di Fabio Camilletti, grande appassionato di Dante Alighieri, Dante Gabriel Rossetti e Sherlock Holmes e, a detta di chi l'ha conosciuto, capace di trovare ogni possibile punto di contatto tra i tre! Questo piccolo gioiello è stato pubblicato su The Strand Magazine n. 8 (1999). Compare nelle raccolte di racconti I nuovi casi di Sherlock Holmes (Il club di Sherlock Holmes n. 1 - Solid Books, 2001) e I nuovi casi di Sherlock Holmes (Tutti i capolavori di Conan Doyle - Fabbri Editori, 2003).

mercoledì 25 novembre 2020

La sconfitta di Sherlock Holmes

Un problema di natura internazionale costringe Sherlock Holmes a muoversi sul Continente, con la lontana Russia come destinazione, ovviamente accompagnato dal suo insostituibile amico, il dottor Watson. Ma la strada è lunga e durante il viaggio incontrano un'affascinante signora, che sembra bisognosa di aiuto e protezione. I due naturalmente si sentono in obbligo di aiutarla e, tralasciando momentaneamente lo scopo del loro viaggio, si fanno carico dell’incolumità della bella signora. Ma qual’è la storia di questa donna, e soprattutto cosa nasconde?


 

Si tratta di un apocrifo di uno sconosciuto autore russo, che si cela dietro lo pseudonimo K.V.V., pubblicato in Italia sulla Domenica del Corriere n. 22 del 28 maggio 1905, quindi contemporaneo a Conan Doyle. Questo conferma non solo che la produzione di apocrifi è iniziata già durante la pubblicazione del Canone, ma anche che la notorietà di Sherlock Holmes già all'epoca era enorme, se era giunta fino in Russia.
Il racconto inizia a casa del dottor Watson, con Holmes che piomba a tarda sera per proporre un viaggio in Russia per risolvere un problema non meglio specificato. Durante il viaggio si accenna al professor Moriarty, che "vive e soggiorna a Pietroburgo dopo essere stato sconfitto in Inghilterra". Questo ci fa collocare l'ambientazione dopo La Casa Vuota, pubblicato nel 1903 e datato 1894.
Durante il viaggio avviene un curioso episodio riguardante una donna misteriosa, che Holmes si convince essere in pericolo e decide di proteggere: la realtà è che Holmes è stato fuorviato da alcune sostanziali differenze tra l'Inghilterra e la Russia, per cui si rivela essere tutto un clamoroso equivoco. Holmes ne prende mestamente atto e i due proseguono nella loro missione originaria, anche se in realtà non sapremo mai quale problema abbia risolto Holmes in Russia, Watson non ne parla per questioni di importanza internazionale.
Il racconto in sé non è memorabile, é una parodia che non punge, ma va archiviato per l'importanza storica. La prima pubblicazione risale al 1905, da segnalare la ristampa su Sherlock Magazine n. 4 (DelosBooks, 2005).

martedì 24 novembre 2020

Sherlock Holmes e il fuoco della pernacchia

Improvvisamente si udì un rumore lacerante PRRRR. Durò forse tre secondi e sembrò effettivamente una fortissima pernacchia. Gabriele D'Annunzio aveva compiuto la sua prima impresa bellica. Il mitra Revelli era quasi incontrollabile durante la raffica e i sobbalzi e gli scuotimenti del veicolo non avevano migliorato la situazione. Il Poeta aveva scaricato in un attimo i suoi due caricatori. Cinquanta colpi si dispersero nella campagna in una raffica disordinata, alcuni sfiorando gli occupanti dei sedili anteriori ed attraversando lo spazio dell'ormai inesistente parabrezza. Uno ruppe un faro a carburo della nostra bella vettura.



La "pernacchia" del titolo altro non è che una mitragliatrice che, in azione, produceva un suono assai poco dignitoso, al punto da guadagnarsi questo soprannome. Lo scenario è quello di un'Italia in procinto di entrare in guerra (siamo nel 1915), e il protagonista assoluto è Gabriele D'Annunzio, che "personaggio" lo era sul serio: eccessivo sotto molti punti di vista, soprattutto un grande amante delle donne e grandissimo libertino.
Tutto il romanzo di Paolo Carretta è permeato di questo libertinismo, e tutti i protagonisti vengono trascinati dal Vate in situazioni e scenari decisamente lontani dall'algida Inghilterra. L'unico che non si scompone di fronte a nulla è proprio Sherlock Holmes, che si dimostra uomo di mondo e fa da contraltare al bigottismo tardo-vittoriano di Watson.
Il detective è stato chiamato da D'Annunzio, sospettato di aver ucciso una donna, ma le indagini faranno luce su un complotto internazionale ben più vasto, con a capo un insospettabile protagonista.
Il romanzo è molto godibile: pur non rendendo Holmes e Watson due macchiette, è sempre sull'orlo della parodia, intelligente ma mai volgare pur trattando spesso argomenti sessuali. Impossibile non prendere in simpatia il Poeta e le sue idee folli (o geniali?) che hanno come unico obiettivo il Piacere. Molto buona la descrizione dei paesaggi abruzzesi, così come la caratterizzazione dei personaggi di contorno. Infine la trama, che ben bilancia le piccole storie con la Grande Storia che marcia spedita verso il primo conflitto mondiale. In definitiva una lettura molto piacevole.
Il libro è stato pubblicato nel 2012 da Solfanelli.

lunedì 23 novembre 2020

Il mistero del Prince College

Una corsa contro il tempo per la mente più formidabile dell'Inghilterra vittoriana: Sherlock Holmes torna di nuovo in libreria con una nuova indagine, in compagnia del fedele Watson, secondo il canone dettato dalle appassionanti storie di Arthur Conan Doyle. Un telegramma misterioso annuncia un imminente omicidio nel prestigioso Prince College, nel corso di una gara di cavalli che rievoca la Battaglia di Montaperti. Il tempo stringe e il ragazzo che ha spedito il telegramma a Holmes è scomparso senza lasciare traccia. Il grande detective, accopagnato dal fidato Watson, parte alla volta del Prince College. Riuscirà l'investigatore più famoso della letteratura a trovare lo studente scomparso e a sventare il drammatico complotto?

 

In questo romanzo breve di Davide Camarrone, Holmes e Watson sono alle prese col mondo studentesco e coi loro riti, in particolare una corsa di cavalli clandestina che ricorda il Palio di Siena. Naturalmente la corsa è un'ottima occasione per un intrigo, che Holmes sventa brillantemente.
Siamo di fronte a un bell'apocrifo: la trama è ben strutturata, i personaggi sono credibili, e si respira l'aria delle avventure come La Scomparsa del Terzino o I Tre Studenti. Si vede che l'autore si è documentato e ha tratteggiato una bella storia, farcendola con riferimenti a Dante, al Palio di Siena e a Oscar Wilde.
Pubblicato nel 2014 da Edizioni Leima, è stato presentato come il numero 1 di una nuova collana, dal nome 221B, dedicata a Sherlock Holmes. Purtroppo è rimasto solo un progetto, che non ha visto altri numeri pubblicati.

domenica 22 novembre 2020

Moriarty è vivo!

Londra, 1894. Sherlock Holmes, che da un pezzo tutti credevano morto nelle acque del Reichenbach, è ricomparso per riferire che è stato invece Moriarty, il suo arcinemico, a soccombere nella lotta mortale. Ma è davvero morto quel terribile Genio del Male, quell’autentico Napoleone del crimine? Certi avvenimenti inquietanti, la rapida recrudescenza, in tutta Europa, del crimine organizzato, l’ombra minacciosa della corruzione che insidia le rispettabili istituzioni vittoriane, evocano con insistenza il fantasma maligno del Professore. E infatti Moriarty è vivo, ed è di nuovo al lavoro: ha al suo servizio un vero e proprio esercito di delinquenti, dal colonnello Moran, già famoso per il tentativo di assassinare Holmes, alla celebre Sal Hodges, regina delle prostitute, dai quattro “pretoriani” che vigilano sull’incolumità del capo, allo stuolo di diseredati dei quartieri più poveri e malfamati di Londra, truppa e servizio informazioni dell’armata criminale. Il romanzo racconta le tappe di questa opera tenebrosa ricreando, nello spirito e nella lettera, l’atmosfera dei capolavori di Conan Doyle: con in più il più prezioso ingrediente di un humour sottile, di grande classe.


Tutto quello che credete di sapere su Sherlock Holmes è sbagliato: così si potrebbe riassumere questo romanzo del 1974, primo di una trilogia. Ma in Italia, come al solito, fanno le cose a metà e i capitoli due e tre non hanno visto la luce, quindi non sapremo mai come va a finire… Tornando a questo primo capitolo, non possiamo non sottolineare la mancanza di Holmes: non lo si vede mai, giusto qualche accenno di “avvistamenti” e simili, mai un dialogo. Ma è un libro su Moriarty, direte voi! Già, ma il caro Holmes qui fa una ben misera figura: nel flashback dei famosi avvenimenti alle cascate di Reichenbach il detective viene praticamente costretto, armi puntate, a “sparire” per tre anni (idem il professore), e al ritorno a Londra a non occuparsi più di Moriarty… E ovviamente Holmes accetta! Ma che senso ha tutto questo? Non ha già tentato più volte il professore di uccidere Holmes? Se anziché affrontarlo in solitaria alle cascate si presenta con la guardia armata, perché non ucciderlo e basta? Al duello come lo conosciamo noi Moriarty arriva da uomo sconfitto, perduto, accecato dalla vendetta e quindi affronta Holmes (per ucciderlo) a mani nude, ma se vi arriva in posizione di vantaggio e per nulla sconfitto perché non affonda il colpo?
Per il resto, assistiamo al ritorno del professore alla vita di sempre, tra gente che chiede “giustizia” per i torti subiti, tributi derivanti da gioco d’azzardo e prostituzione, scontri con una banda rivale: manca solo che Moriarty venga chiamato “Don” e che gli si baci la mano, e sarebbe un altro romanzo. Non possiamo non notare notevoli affinità con il capolavoro di Mario Puzo del 1969, e la cosa infastidisce un po’. In tutto ciò, non solo il povero Holmes fa una pessima figura, ma è addirittura rimpiazzato da un detective di Scotland Yard che alla fine guasta i piani di Moriarty costringendolo all’esilio. Del resto un antagonista ci doveva essere, e se Sherlock Holmes è “costretto” a ignorare il professore, ecco il detective Crow.
Insomma, di roba da ingoiare ce n’è tanta, dall’accettare che ben tre fratelli possano chiamarsi James Moriarty (!), ai travestimenti del Moriarty giovane in Moriarty vecchio (dei quali non si accorge neppure Holmes…) per incolpare l’odiato fratello maggiore, tutto forse studiato per rendere affascinante la figura del Napoleone del crimine, ma che finiscono per rendere solo il quadro di un pazzo maniaco per nulla affascinante, che per uccidere un personaggio importante, anziché delegare a uno dei suoi uomini, preferisce agire in prima persona fallendo miseramente.
Peccato, si sarebbe potuto raccontare tutta un’altra storia, Moriarty sarebbe potuto sopravvivere alla caduta in tanti modi (come tanti autori hanno scritto) e avremmo potuto assistere a un nuovo duello con Holmes, ma qui purtroppo non c’è niente di tutto ciò.
Edito nel 1974, è stato stampato da Sonzogno nel 1976 e non risultano nuove edizioni.

venerdì 20 novembre 2020

L'avventura della spia austriaca

Londra, settembre 1888. Mentre Jack lo Squartatore insanguina i vicoli dell’East End, Scotland Yard brancola nel buio. La cittadinanza è in tumulto, e Sir Charles Warren non sta riuscendo né a mantenere l'ordine né a prendere il feroce assassino. La situazione è insostenibile, e da personalità molto in alto del governo inglese viene espressamente rischiesto l'intervento decisivo del grande detective. Tocca quindi a un riluttante Sherlock Holmes mettersi sulla pista del più feroce serial killer della storia. Dopo una lunga e rischiosa indagine, forse la più difficile di tutte per l’inquilino di Baker Street, e grazie al decisivo apporto di un dottor Watson a poche settimane dal matrimonio, giustizia sarà finalmente fatta. Ma a prezzo di una verità atroce.


Anche il nostro Gianfranco Sherwood ha voluto calare la figura di Sherlock Holmes nei tetri e maleodoranti vicoli di Whitechapel per fronteggiare uno dei più famigerati serial killer della storia, Jack lo Squartatore, e supera brillantemente la prova. Molti autori hanno voluto dare la propria versione, offrendo molteplici punti di vista e proponendo diverse identità per l'assassino, e proprio in questi aspetti l'autore ha saputo differenziarsi, regalandoci un racconto per nulla scontato e molto piacevole da leggere. Sherwood predilige le tinte forti, al limite del soprannaturale, e questo in parte spiega lo stato catatonico di Holmes che, durante uno degli episodi più drammatici della vicenda, assiste a uno spaventoso rituale di evocazione demoniaca.
La trama è solida, i personaggi molto "canonici" e la ricostruzione storica appropriata: un apocrifo davvero ben costruito e strutturato, e non manca il colpo di scena finale!
Pubblicato per la prima volta su Sherlock Magazine n. 3 (DelosBooks, 2004).

domenica 27 dicembre 2015

Sherlock Holmes e lo Squartatore di Chilford

Un killer sconvolge la quiete della cittadina inglese di Chilford, nell’Essex; si tratta di un feroce assassino che non solo uccide, ma mutila senza apparente ragione i corpi delle sue vittime. Chiamato ad aiutare l’ispettore Lestrade di Scotland Yard che brancola nel buio, Sherlock Holmes e il suo fido amico dottor Watson giungono sul posto proprio nel momento in cui accade l’ennesimo efferato omicidio. Con l’impareggiabile acume abduttivo che contraddistingue il segugio inglese, il fedele Watson ci racconta questa sua nuova cronaca, richiestagli a gran voce dall’editore dello Strand Magazine, che non solo ci rivela i misteri che si celano dietro queste brutali morti, ma anche le implicazioni di una cospirazione agli alti vertici del governo inglese dell’epoca vittoriana.


Quattro omicidi in quattro giorni. Mai Sherlock Holmes si era dovuto confrontare con un assassino così violento e calcolatore! Naturalmente il movente c’è, e Holmes non tarda ad individuarlo: una volta trovata la causa, ben presto viene svelata l’identità dell’assassino, soprattutto in una piccola comunità come Chilford. Se vogliamo, l’autore pecca proprio in questo. Avendo ambientato il dramma in una piccola cittadina, infatti, non c’è motivo di far avvenire i delitti in una sequenza così ravvicinata, restringendo la rosa dei possibili colpevoli… Questo incide sull’effettiva indagine di Holmes, che trova gli indizi e individua l’assassino senza doversi sforzare più di tanto! A parte questo, il romanzo è abbastanza fluido e la ricostruzione dei personaggi di Holmes e Watson è abbastanza buona. Certo, Watson indugia un po’ troppo nel conformismo vittoriano, oltre che in quello militare/cameratesco, e devo ammettere che si tratta di un’interpretazione del personaggio piuttosto fastidiosa che si trova solo in alcuni apocrifi, in quanto in realtà nel canone non è così marcata. Quello che trovo decisamente fuori luogo è l’introduzione al romanzo, la storia della lettera a Holmes e gli altri casi da non narrare: perché rivelare particolari di casi che poi non devono essere pubblicati, proprio a causa di questi particolari? Dire il peccato per non dire il peccatore a volte rivela proprio l’identità del peccatore…
Ma dimenticando questa (pessima) introduzione e concentrandoci sul romanzo il giudizio resta incerto. Si sa che di fronte a un apocrifo si è sempre molto critici, ma tutto sommato questo merita una lettura. La trama ha spunti interessanti e i personaggi sono buoni: non sarà un capolavoro ma le ore passeranno piacevolmente.
Uscito nel 2005, è stato pubblicato in Italia per la prima volta da DelosBooks nel 2008. L’autore, Roger Jaynes, nel 2003 ha pubblicato A duel with the Devil, mentre nel 2008 ha pubblicato insieme a Emanuel E. Garcia e a Eddie Maguire Sherlock Holmes and the Three Poisoned Pawns, entrambi inediti in Italia.

venerdì 25 dicembre 2015

La campana della Vigilia

Tre giorni prima di Natale la signorina Millicent Bayliss si precipita in Baker Street per parlare con Holmes a proposito dei suoi timori, riguardanti un possibile attentato alla vita del padre, il colonnello John Bayliss di Allenbury Park, nei pressi di Alnwick. Egli è un ricco possidente, e i sospetti che la sorella Alyson, con la complicità di suo marito Theodore, che versano in grave crisi finanziaria, miri a una ricca eredità ha messo in agitazione la signorina Millicent. I timori della giovane potrebbero concretizzarsi proprio la vigilia di Natale, quando la famiglia Bayliss si riunisce in occasione delle festività, celebrando un’antica tradizione, cantando gli inni e suonando la campana nella cappella di famiglia…


Scritto da Anne Perry per una raccolta di racconti a tema natalizio, Un Natale in Holmes, fa da apripista ai suoi colleghi disegnando un piccolo dramma familiare, che pur partendo da un movente scontato ha il pregio di avere una ingegnosa peculiarità nell’esecuzione del crimine. Il racconto è breve, non consente troppi approfondimenti o “margini di manovra”, però risulta comunque molto scorrevole e ben scritto. I personaggi sono molto buoni e tutto sommato convincenti, in particolare Holmes e Watson.
La raccolta è del 1996, edita in Italia nel 2011 da Gargoyle Books. Anne Perry ha pubblicato inoltre i racconti The Christmas Gift nella successiva raccolta More Holmes for the Holidays (1999), inedito in Italia, e Ostaggio alla sorte (1999), pubblicato in Supergiallo Mondadori n. 17 (2000).

martedì 17 novembre 2015

Sherlock Holmes e la tragedia del Titanic

Nel 1912 Holmes e Watson si trovano a bordo del Titanic diretti in America, dove il detective inglese deve intraprendere una missione governativa top secret. Travestito da commodoro, Holmes ha anche l’incarico di badare a Christine Norton, giovane e attraente agente segreto, che deve consegnare alla marina statunitense dei progetti di grande importanza su di un sommergibile. Poco dopo la partenza i piani segreti vengono rubati e nascosti all’interno del transatlantico. La lista dei sospettati viene ristretta a un breve elenco di passeggeri, tra cui una bellissima vedova che non cela il suo interesse per il dottor Watson, ma soprattutto sul colonnello James Moriarty, fratello del leggendario professor Moriarty. Mentre l’indagine procede e la trama si infittisce, il Titanic si muove rapidamente attraverso l’Atlantico in direzione di New York.

 
Un romanzo datato 1996, ad opera di William Seil, giornalista e scrittore americano. Opera prima che centra subito il bersaglio, perché abbiamo tra le mani un ottimo apocrifo. L’ambientazione è sicuramente suggestiva, e lo svolgimento degli eventi reali ripercorre abbastanza fedelmente quelli tragici dell’affondamento del Titanic (senza Leonardo Di Caprio). Questi inoltre a loro volta sono incastrati con il continuum del Canone, che vede Holmes nel bel mezzo di una attività di spionaggio nel 1912. Una menzione meritano i personaggi principali (che sono molto vicini agli originali) e quelli secondari (sempre molto credibili e piuttosto interessanti). A voler trovare dei difetti, si può discutere sull’inserimento del colonnello James Moriarty, fratello del defunto professore (e perché anch’egli si chiama James?) in una trama che ne avrebbe fatto tranquillamente a meno. Di sicuro è intrigante, ma forse un po’ forzato. Oltretutto, non è un personaggio che si eleva sopra gli altri, anzi si fa notare solo sul finale in una sorta di deja vu
A voler essere pignoli, poi, non si vede la necessità di ambientare la trama sul Titanic: funziona così bene che “spostandola” su un qualsiasi altro transatlantico cambierebbe poco o nulla. Solo sul finale, infatti, quando assistiamo alla tragedia, ci ricordiamo che siamo sul Titanic, e che non arriverà mai a New York: se si trattasse di un’altra nave e il romanzo si concludesse con un tranquillo arrivo in porto nulla a mio avviso si perderebbe della bellezza dell’intreccio.
Una curiosità: l’agente del governo inglese che coinvolge Watson in questa avventura, su richiesta di Mycroft, si chiama Sidney Reilly, esattamente come la spia di Sherlock Holmes e il diario segreto del dottor Watson… singolare, vero?
Il romanzo è stato pubblicato in Italia per la prima volta nel 2009 da DelosBooks.

mercoledì 28 ottobre 2015

La strana persecuzione

Da tre anni, ogni primo di maggio, un pacco anonimo viene recapitato al milionario industriale del tabacco John Vincent Harden, e il contenuto è sempre una pistola. Una ben strana minaccia, che potrebbe concretizzarsi il prossimo primo di maggio. La signora Harden è angosciata al pensiero, e si reca in segreto da Sherlock Holmes chiedendo il suo aiuto. Caso strano, anche il signor Harden contatta Holmes, ma la natura del problema che espone è ben diversa: egli teme per il figlio Vincent, un ventenne debole di carattere che frequenta assiduamente un uomo di nome Anthony Smith, il quale esercita una elevato influenza sul giovane Vincent. Possibile che i due fatti siano collegati?

 
“…la strana persecuzione di cui era vittima John Vincent Harden, il re del tabacco…” (Il ciclista solitario). Siamo in pieno dramma familiare: il padre è un industriale arricchito dal carattere forte, e si presume abbia molti nemici; la madre è debole e devota; il figlio è un ventenne smidollato e viziato, facile preda di gente senza scrupoli che può indirizzarne il pensiero e le azioni. Davanti a loro ecco il misterioso Anthony Smith, che vanta i doni dell’eloquenza e della cultura, dalle cui labbra pende il giovane Vincent. Sherlock Holmes ha un degno avversario, astuto e senza scrupoli, ma da vecchia volpe qual è saprà renderlo innocuo. In mezzo a tutto questo, Holmes troverà il tempo di occuparsi della misteriosa faccenda che interessa la signorina Violet Smith.
Ancora una volta Réouven dosa bene i tempi e riesce a incastrare un racconto del Canone con uno di quelli “accennati” dal dottor Watson, e la farina del sacco di questo autore è di prima qualità. Bella atmosfera, ottimo il contorno e personaggi interessanti. Sopra a tutto e tutti, ovviamente, una coppia di protagonisti che sembra uscita dalle pagine di Doyle. La trama tende ad essere forse un po’ scontata, nel senso che si intuisce ben presto come andrà a finire, ma il racconto resta meritevole di una lettura.
Il racconto fa parte del volume I passatempi di Sherlock Holmes, edito nel 1990 dalla Libreria del Giallo, e successivamente ristampata nel 2002 all’interno della collana Sherlock Holmes & Co. da Fabbri Editori.

lunedì 26 ottobre 2015

L'improvvisa morte del cardinale Tosca

In una biblioteca ebraica a Londra trova la morte in circostanze misteriose il cardinale Tosca, uno dei possibili papabili nel caso di una prematura dipartita di Papa Leone XIII. Egli non solo si era recato nella biblioteca sotto falso nome e senza avvisare la Santa Sede, ma vi si era chiuso dentro la notte per proseguire i suoi studi, solo che al mattino è stato trovato morto, con un’espressione d’orrore dipinta in faccia e senza alcun segno di avvelenamento. La situazione, come si può immaginare, è estremamente delicata, pertanto il cardinale Sarto, che già aveva consultato Holmes per la faccenda dei Cammei Vaticani, si reca in Baker Street per chiedere l’aiuto del grande detective per risolvere la faccenda…


“…la famosa indagine nell'improvviso decesso del cardinale Tosca…” (Il capitano di lungo corso). Réouver ci ha preso gusto ad “agganciare vagoni alla locomotiva”, vale a dire al Canone, ed ecco quindi un altro caso citato e mai narrato dal dottor Watson, e di sicuro uno dei più famosi assieme al Ratto gigante di Sumatra. Ma come dicevo a proposito di un altro apocrifo dello stesso autore, ben vengano!
Il caso è decisamente particolare, pesca a piene mani dalle leggende ebraiche fondendole con quelle cattoliche, e dietro c’è un complotto antisemita che mira a mantenere in cattiva luce gli ebrei, un complotto che parte dall’Austria…
Al di là delle implicazioni religiose, attenendosi ai puri fatti (come Holmes insegna), il racconto è ben scritto e scorre molto bene. Réouven riesce a ricreare molto bene i personaggi di Holmes e Watson, e a contornarli di soggetti altrettanto interessanti. Trapela un certo studio, tanto da poter parlare così a fondo di leggende ebraiche, calate in un contesto crudo e reale come quello di Whitechapel. Un apocrifo decisamente molto buono, vale sicuramente la pena leggerlo.
Il racconto fa parte del volume I passatempi di Sherlock Holmes, edito nel 1990 dalla Libreria del Giallo, e successivamente ristampata nel 2002 all’interno della collana Sherlock Holmes & Co. da Fabbri Editori.
Per quanto riguarda gli autori che hanno voluto dire la loro sulla morte del cardinale Tosca, vale la pena ricordare (correndo il rischio di scordare qualcuno) Ann Margaret Lewis, Hugh Ashton, Alder Nowland, e il nostro Luca Martinelli.

giovedì 22 ottobre 2015

La tragedia degli Addleton

Nel novembre del 1894 una giovane donna si reca a Baker Street portando con se un antico rotolo di pergamena, un palinsesto, in cerca del dottor Watson. Egli non è in casa, e la giovane lascia la pergamena alla signora Hudson. Grande è la sorpresa da parte di Holmes e di Watson nell’apprendere che la giovane non cercava i servigi dell’investigatore, ma ancor più grande meraviglia susciterà il testo del palinsesto: una storia antica di figli illegittimi in cui scorre sangue reale, un documento dal valore incalcolabile non solo dal punto di vista storico, ma soprattutto per le conseguenze dell’identificazione dei gemelli e della pubblicazione di tale scoperta. Un documento che ha già fatto versare sangue e potrebbe non essere sufficiente…


…un resoconto della tragedia Addleton, e il contenuto singolare di un antico tumulo inglese…” (Il segreto degli occhiali a Pince-Nez). Questo apocrifo di René Réouven prende spunto da uno dei tanti casi citati (e mai narrati) da Watson nel Canone. Doyle, da vecchia volpe qual’era, ha infatti disseminato casualmente qua e là queste citazioni per far sembrare la sua produzione assai più ampia, e di conseguenza anche i successi di Holmes: sono più di 100 le untold stories, e ben presto sono state prese come punto di partenza da svariati autori per i loro apocrifi. Réouven non fa eccezione, tanto che chiede scusa al maestro Arthur Conan Doyle “per aver agganciato qualche vagone in più alla sua locomotiva”. Ma se si tratta di vagoni come questo, ben vengano!
Questo è davvero un apocrifo come si deve, ben incastrato nel Canone (tanto da alternare le fasi iniziali all’avventura dei Pince-Nez), molto ben raccontato, rispettoso dei personaggi. Ma soprattutto c’è una storia di fondo solida, che è fondamentale. Non basta tratteggiare bene Holmes e Watson: se non c’è una trama alla base, qualsiasi apocrifo crolla miseramente. Qui salta all’attenzione immediatamente che l’autore non solo è conoscitore dell’opera di Doyle, ma ha fatto numerose ricerche storiche per rendere il suo racconto credibile. Ed ha centrato l’obiettivo.
Del resto, non è la prima volta che Réouven scrive opere su Sherlock Holmes. Dal 1982 al 1990 pubblica infatti molte avventure con protagonista il detective di Baker Street, vale a dire: Élémentaire, mon cher Holmes (1982, sotto lo pseudonimo di Albert Davidson), L'Assassin du boulevard (1985), Le Bestiaire de Sherlock Holmes (1987, raccolta di racconti), Le Détective volé (1988), Les Passe-temps de Sherlock Holmes (1989, raccolta di racconti), Le Drame ténébreux qui se déroula entre les frères Atkinson de Trincomalee (1989, racconto all’interno del volume Le Nouveau Musée de l'Holmes), Histoires secrètes de 1887 (1990, racconto all’interno della rivista Enigmatika n. 40), La Plus Grande machination du siècle (1990, racconto all’interno della rivista Histoires de machinations). Nel 1993 esce Histoires secrètes de Sherlock Holmes, in cui viene raccolta tutta la produzione di Réouven su Sherlock Holmes. Purtroppo in Italia solo la raccolta I passatempi di Sherlock Holmes è stata edita nel 1990 dalla Libreria del Giallo, e successivamente ristampata nel 2002 all’interno della collana Sherlock Holmes & Co. da Fabbri Editori.

martedì 20 ottobre 2015

Il mistero delle paludi del Fox Tor

Nella tarda primavera del 1907 Holmes chiede a Watson di raggiungerlo a Dartmoor, la brughiera che già aveva fatto da sfondo al caso del mastino dei Baskerville, per una misteriosa scomparsa. Il conte Bielonskij, un ricco e nobile russo che ha acquistato proprio il maniero dei Baskerville, ritirandosi a vivere lì con la moglie. Appassionato studioso dell’ipnotismo e della psicologia occulta, il conte ha un passato da rivoluzionario e si teme un rapimento a sfondo politico, se non addirittura un omicidio. Uscito a passeggio col cane, non ha fatto ritorno, e l’unica cosa che è stata trovata sono i suoi vestiti. Holmes, su richiesta del fratello Mycroft, e quindi del governo britannico, è chiamato a indagare…


Ahimè, si tratta di un apocrifo piuttosto brutto. Dietro la scomparsa, infatti, c’è un misterioso rito iniziatico presso un villaggio neolitico accanto alla palude di Fox Tor: antichi popoli risorgono in notti particolari e il conte, fanatico studioso, altro non ha fatto che sacrificare il cane e unirsi nella morte a questi esseri. Oltre a ciò, ha inviato dei segnali psichici a Holmes che lo ha sognato, e da allora questi ha deciso di studiare i fenomeni psichici e occulti (altro che allevare api nel Sussex), dedicandosi anima e corpo e intraprendendo anche una serie di conferenze negli Stati Uniti e in Australia!
Confesso che avevo rimosso questo racconto, dopo averlo letto anni fa, ma ora che l’ho riletto farò fatica (purtroppo) a dimenticarlo. Va bene tutto quando si parla di apocrifi, anche mischiare la fantascienza o l’occultismo, ma è destabilizzante leggere una raccolta di racconti impostata in maniera “tradizionale” da parte di un autore, e poi nell’ultimo trovarsi di fronte a una scelta così strana. Il racconto in sé, preso singolarmente, potrebbe anche non essere male, a patto che si arrivi preparati: esistono varie raccolte di racconti a vario tema con protagonista Sherlock Holmes, e il lettore sceglie o meno di vedere il detective impegnato in casi non tradizionali semplicemente leggendo la quarta di copertina. Oltre a ciò, non c’è nessun “caso”: il conte appare in sogno a Holmes e gli spiega tutto… bella forza!
Apparso per la prima volta in Sherlock Holmes e il banchiere italiano ucciso a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri (Liber Internazionale, 1995), è stato ristampato nel volume Il caso delle tre sorelle della serie Sherlock Holmes & Co. (Fabbri Editori, 2003).

La vera storia del gigantesco topo di Sumatra

Sherlock Holmes e il dottor Watson sono in Cornovaglia per un periodo di riposo, in seguito al superlavoro cui è stato vittima il detective. I suoi nervi necessitano riposo, e già in passato la penisola sud occidentale è stata scelta come meta dall'investigatore per calmare i suoi nervi. Ma è l’inattività che fa più male al detective… Per fortuna il destino a volte segue percorsi tortuosi, ed ecco che un problema si presenta proprio lì dove Holmes e Watson hanno preso alloggio: una nave proveniente dall’isola di Sumatra naufraga sulle coste della Cornovaglia, l’equipaggio non si salva ad eccezione del capitano, ma qualcos’altro sbarca sulla terra inglese, qualcosa di mostruoso, un gigantesco ratto che semina distruzione. Trovarlo ed eliminarlo non è facile, e Holmes ricorrerà a un vecchio trucco…

Come Jessica Fletcher, la Signora in Giallo, anche Sherlock Holmes quando va in vacanza si imbatte in misteri e delitti. Non fa eccezione questo apocrifo che vuole gettare luce una volta per tutte sul gigantesco ratto di Sumatra citato nel Canone, ma purtroppo sarebbe stato preferibile rimanere all’oscuro di tutto! Il racconto non sta in piedi, è farraginoso. Ci sono due studiosi rivali che cercano in tutti i modi di ostacolarsi: uno dei due torna da Sumatra con il ratto a bordo ma la nave naufraga sulle coste della Cornovaglia, muoiono tutti tranne il capitano e il ratto scappa seminando distruzione. Holmes escogita un piano, telegrafa a Grenoble all’artista cui commissionò il busto usato nella Casa vuota e gli da appuntamento dopo due giorni in Baker Street. Ora, ammettendo che bastino due o tre giorni per realizzare una gigantesca femmina di ratto in cera (la “gigantesca topa di Sumatra” non si può sentire…) e portarla da Grenoble (Francia) a Londra, perché Holmes e Watson devono tornare a Baker Street (con Watson che riparte per la Cornovaglia praticamente subito, solo per raccomandare a Lestrade di non divulgare la storia!) e non si fanno spedire direttamente la statua? E poi c’è l’ingarbugliata vicenda tra i due studiosi, che praticamente hanno cercato di ammazzarsi a vicenda…
La trappola non riesce, il ratto decide di tuffarsi affrontando l’oceano per cercare di tornare a Sumatra (si sa che i ratti amano l’acqua!) ma sfortunatamente affoga dopo poche centinaia di metri, quindi senza prove in mano Holmes decide che “il mondo non è ancora pronto” per questa vicenda. La trama non è scorrevole, anzi a tratti “ingarbugliata” lo è davvero, e un ratto che preferisce suicidarsi allo scorrazzare libero per la campagna inglese non è credibile…
Apparso per la prima volta in Sherlock Holmes e il banchiere italiano ucciso a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri (Liber Internazionale, 1995), è stato ristampato nel volume Il caso delle tre sorelle della serie Sherlock Holmes & Co. (Fabbri Editori, 2003).
Sul famoso ratto di Sumatra in tanti hanno voluto dire la loro: Daniel Gracely, Richard L. Boyer, Sid Fleischman, Jorg Kastner, Alberto López Aroca, David Stuart Davis, Paul D. Gilbert, Alan Vanneman (e probabilmente ne sto dimenticando qualcuno), nonché recentemente il nostro Gianfranco Sherwood.

Il misteriso caso del banchiere Fertonani

Sotto il Ponte dei Frati Neri, a Londra, è stato trovato impiccato Antonio Fertonani, un noto banchiere italiano, influente negli ambienti politici europei. A prima vista sembrerebbe un suicidio, ma in realtà dietro c’è un complesso complotto politico. Nelle tasche del banchiere, infatti, sono stati trovati dodici sassolini bianchi: un messaggio criptico destinato a persone influenti. Holmes decide di indagare, recandosi di notte assieme a Watson sotto il Ponte dei Frati Neri, ma viene ferito a una spalla da un proiettile, e solo l’intervento dell’amico lo salva da altri colpi che potrebbero essere mortali. Grazie all'intraprendenza dei suoi giovani Irregolari e alla collaborazione del fratello Mycroft, la rete verrà tesa sui colpevoli…


Dietro la finzione si cela un triste episodio, realmente accaduto nel 1982, vale a dire il ritrovamento del corpo di Roberto Calvi (banchiere italiano), impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri. Dopo una iniziale sentenza di suicidio, successivamente prese vigore l’idea dell’omicidio. Da questo fatto di cronaca l’autore prende spunto ed ecco il banchiere italiano Fertonani che viene ritrovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri, vittima di un complotto ordito da oscuri affaristi con interessi criminosi. Holmes indaga, viene ferito a una spalla ma non demorde e scopre la verità. Non manca l’ennesima disquisizione sulla musica rinascimentale (ormai un clichè…) e la cena in un ristorante italiano. Holmes e Watson sono abbastanza canonici, l’uno non è troppo saccente e l’altro non è così stupido. Tutto sommato si tratta di una buona storia apocrifa, certamente particolare per l’inquietante parallelismo col fatto di cronaca e ben strutturata.
Apparso per la prima volta in Sherlock Holmes e il banchiere italiano ucciso a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri (Liber Internazionale, 1995), è stato ristampato nel volume Il caso delle tre sorelle della serie Sherlock Holmes & Co. (Fabbri Editori, 2003).

La scomparsa dell'archeologo innamorato

Sir Reginald Crowder, un archeologo piuttosto noto, scompare durante una spedizione in Egitto alla ricerca della città perduta di Berenice Pancrasia, nota nell’antichità per le enormi ricchezze. Ma quello che più colpisce è che pare egli sia volutamente sparito, insieme a una giovanissima ragazza egiziana di cui si è perdutamente innamorato. Lady Crowder non crede alle apparenze né alle lettere spedite dal marito in cui egli spiega le sue ragioni allegando una ciocca di capelli della giovane, perciò consulta Sherlock Holmes perché faccia luce sul mistero. Ma il detective è molto impegnato, non può muoversi da Londra, perciò toccherà al dottor Watson recarsi in Egitto, assieme al professor Fothergill Staunton del British Museum, sulle tracce dell’archeologo innamorato…

In questo racconto la parte del leone tocca a Watson, come già avvenuto in altre avventure del Canone o apocrife. Tocca al buon dottore sobbarcarsi un lungo e difficoltoso viaggio in Egitto, a fianco a un esasperante professore del British Museum, sulle tracce dell’archeologo scomparso. Arrivati a destinazione, troveranno una mummia che non è quello che sembra, e toccherà a Holmes fare ancora una volta luce su una scoperta che si rivelerebbe una enorme bufala, e quindi un grande danno di immagine per tutta l’Inghilterra, creata ad hoc dagli arabi. Purtroppo in questo apocrifo la parte del leone la fanno una trama un po’ sgangherata, un Watson piuttosto stupido e un Holmes saccente. Non si capisce il motivo per cui Holmes resti in Inghilterra lasciando invece partire Watson, e questi ovviamente si limita ad essere osservatore e scrittore di quello che avviene in Egitto, senza pesare in alcun modo nella vicenda. Una spedizione che l’egittologo Staunton poteva gestire da solo (visto che in pratica fa tutto lui) e che si rivela un tentativo di farsi beffe del governo britannico. Non si tratta di una vicenda tra le più memorabili di Holmes, sia come idea di base che come caratterizzazione dei personaggi.
Apparso per la prima volta in Sherlock Holmes e il banchiere italiano ucciso a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri (Liber Internazionale, 1995), è stato ristampato nel volume Il caso delle tre sorelle della serie Sherlock Holmes & Co. (Fabbri Editori, 2003).

Il salterio infarinato

Un gentiluomo gallese muore di cancrena alle gambe, dopo aver trascorso gli ultimi due giorni della sua vita abbaiando e cantando nenie popolari. Contemporaneamente il figlio si uccide picchiando ripetutamente la testa al muro. La figlia viene ricoverata al manicomio dopo aver tentato di gettarsi nello stagno della tenuta. Il fidanzato della giovane, l’avvocato Henry Haterley, consulta Sherlock Holmes in quanto sospetta ci sia un complotto per annientare la famiglia Algernon, e dopo poco tempo viene trovato morto, orribilmente sfigurato dalle pale di un mulino. Holmes e Watson si recano in Galles, nel distretto minerario di Glynloes, per fare luce sulla tragedia e assicurare alla giustizia i responsabili dei delitti…


Nonostante le buone premesse, e una forma apprezzabile, in questo racconto pecca notevolmente la sostanza… Innanzitutto perché Holmes inizialmente rifiuta il caso, esponendo il giovane avvocato a rischi sicuri e condannandolo a una morte orribile? E’ abbastanza inspiegabile un atteggiamento del genere da parte del detective, ed è troppo facile muoversi quando ormai c’è un morto sulla coscienza. Oltre a ciò, anche intuire chi c’è dietro ai delitti è piuttosto facile, essendo la comunità mineraria piuttosto piccola e i personaggi di spicco che ci vengono presentati dall’autore si contano sulle dita di una mano. Infine, già alla lettura dell’articolo iniziale si intuisce il mezzo terribile che è stato usato per far impazzire i membri della famiglia Algernon…
A mio avviso questi sono punti cardine che fanno pendere il giudizio da una parte o dall’altra: non è facile da digerire un Holmes che manda via il suo cliente senza intervenire solo perché “Haterley aveva dei precisi sospetti su qualcuno, ma non me li ha voluti rivelare”. E poi a nulla vale fare mea culpa: Sherlock Holmes non si comporta in maniera così sconsiderata…
Apparso per la prima volta in Sherlock Holmes e il banchiere italiano ucciso a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri (Liber Internazionale, 1995), è stato ristampato nel volume Il caso delle tre sorelle della serie Sherlock Holmes & Co. (Fabbri Editori, 2003).

Il caso delle tre sorelle

Nel gennaio del 1905 Holmes e Watson sono nel loro salotto di Baker Street. Holmes è totalmente preso da una ricerca scientifica sui sifneidi e una loro presunta coscienza razionale, tanto da dedicarvisi completamente per settimane, ma la visita di una cliente lo distrae dalla sua ricerca. La signorina Maryann Froyes ha due sorelle minori: Edna, scrittrice, e Nora, pittrice, in Italia per viaggio di studio. Ad allarmare la maggiore delle sorelle Froyes è un telegramma, che annuncia la scomparsa di Nora da più di una settimana, seguito da un altro telegramma tre giorni dopo che smentisce il precedente, affermando che Nora stava benissimo. Il comportamento delle sorelle è sospetto, e Holmes decide di recarsi in Italia, più precisamente in Toscana, assieme al suo amico Watson per fare luce sul mistero…


Partendo da uno spunto banale, che non è altro che un pretesto per "spostare" Holmes e Watson da Londra in Toscana, l'autore ci offre un mistero che tanto mistero non è, al massimo un piccolo dramma familiare neppure tanto insolito a quell'epoca. La trama non è memorabile, ma comunque piacevole. I due arrivano in Toscana, e senza sforzo trovano le due sorelle, di cui una ingravidata da un balordo italiano.
Holmes e Watson sono ben tratteggiati, mai sopra le righe ma anzi plausibili per come dovrebbero essere (cioè intorno ai 60 anni) nel 1905. A questo proposito, l'autore ritiene di dover precisare che in realtà Holmes simulò il suo ritiro nel Sussex del 1903, ma in realtà spesso e volentieri tornava in Baker Street per dedicarsi alla soluzione di casi che destano il suo interesse.
Apparso nel volume Il caso delle tre sorelle della serie Sherlock Holmes & Co. (Fabbri Editori, 2003).