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giovedì 9 aprile 2015

Il Segno dei Quattro

Sherlock Holmes sta attraversando uno dei suoi frequenti momenti di depressione. La mancanza di azione e di stimoli intellettivi spingono l'investigatore inglese ad assumere cocaina, fino a quando non bussa alla sua porta una signorina dall'aspetto piacente, tale Mary Morstan. Il padre della ragazza, ufficiale dell'esercito britannico, è scomparso appena tornato dall'India e a lei, da svariati mesi, vengono consegnate perle preziosissime da un anonimo benefattore. Ma c'è dell'altro. Cosa sono quelle strane lettere che le vengono recapitate? E chi si cela dietro la misteriosa firma "II Segno dei Quattro"? Ecco alcuni degli ingredienti della seconda avventura di Sherlock Holmes, tra le nebbie di Londra e i gioielli del Rajah, tra modernità e riti arcaici.


Si tratta di una delle tante riduzioni de Il Segno dei Quattro, certamente una delle migliori. Come per tutti gli episodi di questa serie, si apre con il crimine che fa da introduzione allo svolgimento della storia. La trama ricalca in maniera piuttosto fedele il romanzo, tranne che alcune piccole differenze. Non vi è alcun accenno alla cocaina, tanto per cominciare, e Watson non convolerà a nozze con Mary Morstan, nonostante una tenera intesa abbastanza manifesta. Sarà addirittura Thaddeus Sholto a chiedere la mano di Mary, senza successo. L'inseguimento sul Tamigi (piuttosto breve per esigenze di durata dell'episodio) si svolge di giorno e non di notte. Infine, la cassetta del tesoro viene portata da Watson a Mary e aperta davanti a lei, scoprendola vuota. Ma sono piccole libertà prese dagli sceneggiatori, che non stravolgono la trama.


E' una riduzione di grande qualità, a colori come tutti gli episodi della serie BBC del 1968, e Peter Cushing è un Holmes energico e scattante, che non fa rimpiangere l'ottimo Wilmer che l’aveva preceduto. Purtroppo della serie del 1968 sono sopravvissuti solo 6 episodi su 16, e sono stati pubblicati in DVD in lingua originale.


giovedì 15 gennaio 2015

Il Segno dei Quattro

Sherlock Holmes sta attraversando uno dei suoi frequenti momenti di depressione, fino a quando non bussa alla sua porta una signorina dall'aspetto piacente, tale Mary Morstan. Il padre della ragazza, ufficiale dell'esercito britannico, è scomparso appena tornato dall'India e a lei, da svariati mesi, vengono consegnate perle preziosissime da un anonimo benefattore. Ma c'è dell'altro. Cosa sono quelle strane lettere che le vengono recapitate? E chi si cela dietro la misteriosa firma "II Segno dei Quattro"? Ecco alcuni degli ingredienti della seconda avventura di Sherlock Holmes, tra le nebbie di Londra e i gioielli del Rajah, tra modernità e riti arcaici.



La riduzione de Il Segno dei Quattro prodotta dalla Hallmark è in assoluto tra le peggiori di sempre, è bene dirlo subito. Moltissime le libertà prese dagli sceneggiatori che risultano indigeste a chi ha letto il romanzo, e soprattutto un Holmes antipatico come pochi. Ma andiamo per ordine.
Il film si apre con la storia di Small e del tesoro di Agra, per poi spostarsi nel salotto di Baker Street, dove un Holmes abbigliato in maniera stravagante (per usare un eufemismo) strazia le orecchie del povero Watson (e le nostre) col violino, in attesa che il dottore termini di leggere il trattato sulle ceneri di tabacco di Holmes e ne dia un giudizio critico. Dopo pochi minuti viene introdotta Mary Morstan e la storia canonica delle perle, del biglietto misterioso, dell'incontro con Thaddeus Sholto, ecc. Tutto segue secondo copione fino al ritrovamento della lancia Aurora da parte di Wiggins (e non di Holmes travestito da marinaio): a questo punto inizia praticamente un'altra storia, tante sono le differenze con il libro!


Holmes non ottiene la collaborazione dell'ispettore Jones (che anzi fa di tutto per ostacolarlo), il quale sta andando al molo dov'è l'Aurora (ma non si capisce perché, dato che è convinto di avere sotto chiave il colpevole, Thaddeus Sholto) con una mezza dozzina di agenti. Ricorrendo ai suoi Irregulars, Holmes fa ritardare l'arrivo di Jones al molo, che per tutta risposta sequestra le pistole a lui e a Watson. Non avviene alcun inseguimento sul Tamigi, ma uno scontro a fuoco con Small e Tonga (che non è per niente "small"), il quale lancia dardi a volontà abbattendo due agenti. Ma per fortuna Holmes ha fatto sintetizzare un antidoto al dottor Morgan di Scotland Yard (perché non l'ha realizzato egli stesso?) e questo salva la vita ai due agenti, nonché al dottor Watson. Tonga perde la cerbottana e ne realizza un'altra con una canna, ma muore in un duello con Holmes che gli spara un dardo a sua volta. Small viene catturato da Holmes, non prima di aver svuotato nel fiume il contenuto del forziere, ma preferisce suicidarsi con uno dei dardi che finire in prigione. Mary Morstan, infine, va con Thaddeus Sholto in India per aiutare i bambini di Agra, utilizzando i ricavi dalla vendita delle perle e di Pondicherry Lodge. Nessuna storia d'amore con Watson, che comunque sembra emotivamente coinvolto.


La trama, di per se, è già abbastanza stravolta, ma il carico da undici ce lo mette Matt Frewer, un Holmes che si sforza in tutti i modi di risultare simpatico, ma il risultato è inesorabilmente l'opposto. La gestualità, i sorrisetti, le smorfie, le espressioni: tutto contribuisce a renderlo davvero odioso, e il bello è che Hallmark ha realizzato ben quattro film con Frewer! Kenneth Welsh, d'altro canto, è un Watson più che buono, nonostante stia spesso accigliato e sia penalizzato da una età troppo matura. Tra i comprimari una Mrs Hudson anonima, un Wiggins bravo ma grandicello, un ispettore Jones molto bravo e volutamente antipatico, una Mary Morstan forse troppo aggressiva ma decisamente buona, un Thaddeus Sholto sopra le righe e un Jonathan Small ringhioso ma truccato decisamente male. Chi volesse comunque vedere questo film può trovarlo in DVD singolo o doppio, con abbinato Il mastino dei Baskerville, sempre firmato Hallmark.


mercoledì 31 dicembre 2014

Il Segno dei Quattro

Sherlock Holmes sta attraversando uno dei suoi frequenti momenti di depressione, fino a quando non bussa alla sua porta una signorina dall'aspetto piacente, tale Mary Morstan. Il padre della ragazza, ufficiale dell'esercito britannico, è scomparso appena tornato dall'India e a lei, da svariati mesi, vengono consegnate perle preziosissime da un anonimo benefattore. Ma c'è dell'altro. Cosa sono quelle strane lettere che le vengono recapitate? E chi si cela dietro la misteriosa firma "II Segno dei Quattro"? Ecco alcuni degli ingredienti della seconda avventura di Sherlock Holmes, tra le nebbie di Londra e i gioielli del Rajah, tra modernità e riti arcaici.



Tra il 1983 e il 1984 la TV australiana ha trasmesso quattro adattamenti dai romanzi di Conan Doyle, prodotti dalla Burbank Films con la voce di Peter O'Toole. Si tratta di The Sign of Four, The Baskerville Curse, A Study in Scarlet e Valley of Fear. Si tratta quindi del primo adattamento, e supera l'esame a pieni voti.
La qualità è piuttosto alta, animazioni ben delineate e proporzionate per l'epoca, e la sceneggiatura ricalca quasi alla perfezione il romanzo originale. Viene ovviamente omessa la dipendenza di Holmes dalla cocaina, così come la morte di Tonga viene "addolcita": Holmes spara ma lo manca, ma il pigmeo inciampa in una fune e cade nel fiume annegando. Non vi è alcun accenno a una possibile storia d'amore tra Watson e Mary Morstan, ma visto che Watson viene ritratto come un signore di mezza età, sembrerebbe piuttosto improbabile.
Tolti questi trascurabili dettagli, a maggior ragione trattandosi di un cartone animato, siamo di fronte a un prodotto di grande qualità, e anche se ormai siamo abituati ad animazioni per la TV di altissimo livello, questa produzione non sfigura affatto.
Di passaggi in TV italiane manco a parlarne, l'unico modo di vederlo è in lingua originale, godendosi la voce di Peter O'Toole.

 

Il Segno dei Quattro

Un misterioso individuo con una gamba di legno si affaccia alla finestra di John Sholto, ex ufficiale dell'Esercito, che muore per lo spavento. La signorina Mary Morstan suona alla porta di Sherlock Holmes con una misteriosa missiva e un diamante preziosissimo, il Great Mogul, arrivatole per posta assieme al biglietto. Cosa significa la misteriosa firma "II Segno dei Quattro"? Perché uno dei figli di Sholto viene assassinato in circostanze misteriose, e chi l'ha ucciso? Holmes e Watson vengono trascinati in una esotica e pericolosissima avventura, che li porterà verso il favoloso tesoro di Agra.



In questo film per la TV britannica è Ian Richardson a vestire i panni di Sherlock Holmes, mentre David Healy interpreta Watson. I due svolgono un lavoro egregio, forse un po' sopra le righe Richardson, mentre Healy semmai non è molto adatto fisicamente al ruolo, pur essendo un Watson credibile. La regia è molto buona, vicina a un prodotto cinematografico, ma è la sceneggiatura a fare acqua (letteralmente!).


Innanzitutto non vi è la storia d'amore tra Mary Morstan e Watson, giusto qualche laconico scambio di sguardi ma niente di più. In secondo luogo Thaddeus Sholto viene assassinato da Jonathan Small (senza motivo) e Holmes (da solo, e chissà in seguito a quale intuizione) interviene lottando con Tonga (scena piuttosto comica) facendolo fuggire, salvando Mary da morte certa. Successivamente si reca nel circo di stanza proprio di fronte alla casa di Thaddeus Sholto, dove Tonga si esibisce come creatura aborigena e carnivora, dovendo affrontare dapprima l'uomo forzuto che gli lancia il bilancere, poi inseguendo Tonga e Small nella casa degli orrori. I due sfuggono ancora e Holmes torna a Baker Street. Holmes si traveste da marinaio ingannando Watson come da copione, ma non è lui a scoprire la lancia Aurora in rimessa, bensì i suoi irregulars. Scatta allora l'inseguimento sul Tamigi, solo che si svolge di giorno e non di notte. Ad aggiungere ulteriore pathos Holmes salta sull'Aurora e lottando con Small cadono entrambi in acqua. Tornati tutti in Baker Street, la cassetta si rivela essere vuota ma, colpo di scena: Holmes apre la gamba di legno di Small e cominciano a cadere sul tappeto i gioielli del tesoro di Agra. Ovviamente appartengono alla Corona e vengono portati via, ma Mary tiene per se il Great Mogul.


Altra nota stonata: l'ispettore di Scotland Yard dovrebbe essere Athelney Jones, ma viene chiamato ispettore Layton. Da segnalare anche l'utilizzo di Toby in maniera ben poco ordodossa: mentre il segugio segue le tracce, Holmes e Watson dapprima vanno a piedi, poi seduti comodamente su un carro, e poi addirittura in bicicletta! Infine non si riesce a capire perché utilizzare nella sigla di apertura scene tratte sia dalla stessa pellicola, col risultato di anticipare parecchio la trama, che da Il mastino dei Baskerville, girato in contemporanea dalla stessa produzione.
In definitiva lascia un sapore agrodolce in bocca: da un lato abbiamo un certo dispendio di fondi, visto che potrebbe benissimo passare per una pellicola per il cinema, e la presenza di un Ian Richardson che si dimostra un ottimo Holmes (tranne forse quando alza il sopracciglio!), mentre dall'altra parte una serie di spunti che non sempre risultano vincenti, ma più spesso sfiorano il ridicolo. Da segnalare una particolarità: è stata utilizzata una sequenza di Vita Privata di Sherlock Holmes, chissà perché.
Uscito nel 1983, in Italia c'è stato almeno un passaggio televisivo sul finire degli anni '80 su Rete 4 in prima serata, mentre non è tuttora disponibile in DVD, se non in lingua originale.

lunedì 20 ottobre 2014

Il Segno dei Quattro

Sherlock Holmes sta attraversando uno dei suoi frequenti momenti di depressione. La mancanza di azione e di stimoli intellettivi spingono l'investigatore inglese ad assumere cocaina, fino a quando non bussa alla sua porta una signorina dall'aspetto piacente, tale Mary Morstan. Il padre della ragazza, ufficiale dell'esercito britannico, è scomparso appena tornato dall'India e a lei, da svariati mesi, vengono consegnate perle preziosissime da un anonimo benefattore. Ma c'è dell'altro. Cosa sono quelle strane lettere che le vengono recapitate? E chi si cela dietro la misteriosa firma "II Segno dei Quattro"? Ecco alcuni degli ingredienti della seconda avventura di Sherlock Holmes, tra le nebbie di Londra e i gioielli del Rajah, tra modernità e riti arcaici.


The Sign of the Four (successivamente The Sign of Four) esce nel 1890 sul Lippincott's Magazine, commissionato a Doyle dall'editore americano che aveva apprezzato i lavori pubblicati fino ad allora. Doyle non pensava più a Sherlock Holmes, almeno fino a quel momento. Decise, infatti, di scrivere questa nuova avventura del detective senza immaginare quello che sarebbe successo di lì a poco tempo: se non fosse mai esistito Il Segno dei Quattro non avremmo mai conosciuto Sherlock Holmes, che sarebbe nato e morto in un solo romanzo...
Per fortuna quel febbraio del 1890 la storia prese la piega che tutti conoscono, e dopo 124 anni Sherlock Holmes è ancora vivo e vegeto!
In questa avventura per la prima volta vediamo Holmes fare uso di una soluzione al 7% di cocaina, così come viene per la prima volta affrontato l'argomento del gentil sesso.
E' fondamentale capire che nella sociatà vittoriana la cocaina era non solo perfettamente legale e acquistabile in farmacia, ma addirittura dipinta come un rimedio a moltissimi mali. Sigmund Freud la usava tantissimo e ne descriveva gli effetti benefici. Solo intorno al 1910 circa si cominciò a capire che creava dipendenza ed era dannosa per l'organismo umano, ma ai tempi del romanzo siamo non solo nel lecito, ma addirittura nella visione opposta di quella attuale.
Quanto ai rapporti tra Holmes e le donne, egli afferma semplicemente che un coinvolgimento affettivo è dannoso per il ragionamento logico, in quanto altera la percezione della realtà. Tutto sommato non sembra una avversione alla donna in quanto essere umano di sesso femminile, bensì un timore di perdere lucidità (e alzi la mano chi, venendo coinvolto affettivamente in una relazione, non abbia mai perso, anche solo in parte, "la testa" come si dice). Anche in questo caso dobbiamo tornare indietro fino a quei tempi, dove non era così strano rimanere scapoli, o non trovare interesse in una relazione o in un matrimonio, senza per questo essere sospettati di omosessualità. Ma è un argomento che riprenderò in un altro post, presto o tardi...
Tornando alla storia, è Watson che trova la sua dolce metà, Mary Morstan, con cui vivrà anni felici, almeno fino a quando un non specificato male gliela porterà via tra il 1891 e il 1894 (il Grande Iato). Il dottore vive una romantica storia d'amore, sullo sfondo della trama principale, e alla fine si dichiara, contraccambiato, alla bella Mary.
Ma il romanzo è interessante per tantissimi aspetti, che aiutano a comprendere la Londra di quel tempo. Dopo Uno Studio in Rosso tornano gli Irregolari di Baker Street, facciamo la conoscenza di Toby (un segugio dall'olfatto assai sviluppato), entriamo in contatto con la Londra esotica e orientaleggiante, moda sviluppatasi a seguito della colonizzazione dell'India. E ancora, ci aspetta un viaggio notturno sul Tamigi...
La storia è stata rappresentata sul piccolo e grande schermo molte volte, e da attori di grande spessore: tra gli altri Athur Wontner, Peter Cushing, Ian Richardson, Vasilij Livanov, Jeremy Brett e... Charlton Heston!
Piccola curiosità: si è sempre indicato Sidney Paget come l'ideatore dell'immagine di Sherlock Holmes che tutto il mondo conosce, con in testa il deerstalker, un berretto da caccia con doppia visiera... Non è così, perché nel giugno 1890 sul The Bristol Observer, quindi almeno un anno prima di Paget, Sherlock Holmes viene ritratto con il deerstalker... e i baffi!