venerdì 25 dicembre 2020
sabato 5 dicembre 2020
The Case of the Cunningham Heritage
Primo episodio della serie Guild, prodotta per la TV americana e girata in Francia nel 1954, che mostra l'incontro tra il dottor Watson e Sherlock Holmes, seguendo abbastanza fedelmente quanto avviene nel romanzo. A causa dei tempi televisivi molto stretti Holmes spiega subito a Watson le deduzioni che l'hanno portato a ipotizzare la provenienza dall'Afghanistan. I due si trasferiscono in Baker Street e, mentre stanno disfacendo i bagagli un fattorino (ex sergente di marina) consegna una richiesta di Lestrade: fin qui tutto da copione, ricalca in maniera abbastanza fedele, seppur sinteticamente, Uno Studio in Rosso, poi diventa tutta un'altra storia. Una giovane donna in lacrime è accusata di aver ucciso il marito per questioni di eredità e Lestrade la arresta senza indugio, ma Sherlock Holmes non crede alla sua colpevolezza e, con l'aiuto determinante di Watson, cattura il vero colpevole.
La trama in sé, almeno la parte "originale", non è nulla di trascendentale; scontato il movente e altrettanto scontato il colpevole, ha il pregio di avere dialoghi agili e praticamente nessun tempo morto. Essendo episodi da poco più di 20 minuti, era quasi inevitabile non poter lavorare su trame troppo elaborate, ma l'episodio risulta "fresco" e piacevole. Gli attori sono bravi, mai sopra le righe; Ronald Howard è un Holmes apprezzabile, pur non potendo esplorare a fondo il personaggio, e soprattutto non dice mai "Elementare, Watson"; Howard Marion Crawford è un Watson simpatico ma non sciocco come quello di Nigel Bruce, e gli episodi sono inframezzati dalla sua voce narrante, come a voler ricreare lo spirito dei racconti. Piacevole.
Il caso del cordone maculato
L'episodio si apre con la morte di Julia Stoner, morsa dal serpente, mentre un uomo fuma tranquillamente il sigaro. Tutto come da copione, solo che già dall'inizio sappiamo come viene uccisa la ragazza e da chi: una grossa pecca, che toglie il pathos solitamente suscitato da una delle Avventure più rappresentate in teatro e in TV. La scena dopo la sigla si sposta in Baker Street, dove la signora Langley, zia delle gemelle Julia e Helen Stoner, chiede l'aiuto di Sherlock Holmes. Ella, infatti, è stata contatta da Helen, che è molto preoccupata dopo la morte della sorella e ha chiesto il conforto della zia; questa a sua volta chiede a Holmes di accompagnarla in Baviera, dove vive la nipote assieme al patrigno, il conte Von Nessberg. Holmes finge di prendere tempo perché la signora Langley è sorvegliata, poi si reca in Baviera assieme a Watson. Nella scena clou Holmes e Watson attendono al buio nella stanza di Helen come da prassi, ma il conte si accorge che i due non sono nella loro camera e, intuendo le loro intenzioni, fa scivolare il serpente non dal cordone del campanello ma da un'apertura vicina al pavimento. Holmes vede il serpente sul tappeto e riesce a rimandarlo indietro, segnando la fine del conte.
Questo è l'unico episodio non originale, essendo tratto direttamente dal racconto di Doyle. Presenta tuttavia delle sostanziali differenze, alcune dettate dai tempi stretti dell'episodio (20 minuti sono davvero pochi per una riduzione decente), altre sinceramente incomprensibili, come spostare l'azione in Baviera o inventare il personaggio della signora Langley. Resta comunque una riduzione dignitosa, dove Holmes e Watson risultano concreti e affiatati. L'unico problema resta l'aver dovuto condensare in 20 minuti una trama che avrebbe bisogno almeno del doppio per poter essere sviluppata adeguatamente. Peccato.
sabato 28 novembre 2020
L'avventura della scatola nera
Un ladro penetra negli appartamenti della Regina Vittoria e ruba un piccolo scrigno di mogano nero, che custodisce una lettera di natura personale e riservatissima. Si tratta di un furto che può mettere a rischio la sopravvivenza della monarchia e dell'Impero. Ci vorrebbe Sherlock Holmes, ma il grande detective è morto da due anni. L'indagine viene allora affidata all'ormai anonimo dottor Watson, rimasto vedovo da poco. Watson annaspa nell'analisi degli indizi, finché una voce metallica che gli parla nel sonno non lo indirizza sulla buona strada. Nel villaggio di un circo, Watson intercetta un uomo robusto e misterioso e, spiandolo, riesce a recuperare lo scrigno della Regina. Due anni dopo, quando ormai Sherlock Holmes è riapparso a Londra, al termine del lungo viaggio all'estero durante il quale tutti lo avevano creduto morto, Watson capirà finalmente le ragioni della sua indagine e, soprattutto, l'origine di quella voce metallica che nel sonno gli aveva suggerito come muoversi.Un'avventura in solitaria per Watson, che ha tra le mani un caso che potrebbe far esplodere un problema internazionale. Non sono molti i racconti che hanno per protagonista il buon dottore, e raramente con risultati esaltanti; il più delle volte sono un'occasione per metterlo in ridicolo, in modo da esaltare ancor di più l'acume di Holmes: in questo caso Watson viene messo sulla buona strada in un modo decisamente poco ortodosso e sicuramente determinante, però il dottore ci mette tutta la determinazione che lo caratterizza e riesce a sbrogliare la situazione a tempo di record.
Luca Martinelli è un autore da cui ci aspetta sempre un grande rispetto per i personaggi, e anche in questo caso non tradisce le aspettative; il Watson protagonista di questo apocrifo sembra uscire dalle pagine del Canone, e tutto il racconto ne beneficia, poggiando quasi per intero sui pensieri e le azioni del buon dottore. La trama è particolare, l'atmosfera molto interessante, con questo viaggio serale nel mondo circense dal sapore vagamente esotico. Una buona lettura.
Pubblicato in The Strand Magazine n. 8 del 1999, tra le ristampe segnaliamo I nuovi casi di Sherlock Holmes (Il club di Sherlock Holmes n. 1, Solid Books, 2001) e I nuovi casi di Sherlock Holmes (Tutti i capolavori di Conan Doyle, Fabbri Editori, 2003).
venerdì 27 novembre 2020
1894
In questo racconto di Giuseppe Albanese, ambientato nel 1874, vediamo un giovane e irruento Sherlock Holmes, alle prese con alcuni omicidi misteriosi. Ci sono alcuni elementi che richiamano al Canone: Holmes frequenta una palestra, in cui si scontra con McMurdo (Il Segno dei Quattro), e la voce narrante altri non è che quella di Stamford, che farà conoscere Holmes e Watson (Uno Studio in Rosso). Ci sono alcune imprecisioni: nel 1874 Holmes stava frequentando l'Università, non poteva abitare a Londra. Ci sono poi delle "libertà" da parte dell'autore che potrebbero risultare indigeste: per cominciare alcuni atteggiamenti esagerati, al limite della doppia personalità, soprattutto nel finale in cui Holmes sembra apatico e un momento dopo si scaglia in maniera selvaggia contro il cattivo (per non parlare dell'epilogo dello scontro). C'è la dipendenza dalle droghe, che è molto improbabile: se così fosse, dopo quasi 15 anni (Il Segno dei Quattro, ambientato nel 1888, in cui per la prima volta si parla di cocaina) il detective avrebbe sicuramente dei problemi non indifferenti! Infine in questo apocrifo Holmes ha una vita sessuale piuttosto affollata, con ben due relazioni contemporanee, una con un uomo (un chimico) e l'altra con una giovane donna.
Al di là di ogni possibile pregiudizio, l'autore ha calcato la mano con le "licenze poetiche", disegnando uno Sherlock Holmes decisamente lontano da quello cui siamo abituati.
Pubblicato per la prima volta in Sherlock Magazine n. 8 (DelosBooks, 2005).
giovedì 26 novembre 2020
Sherlock Holmes e il mistero di Dante Alighieri
Un brevissimo racconto, di poche pagine, in cui metaforicamente si incontrano Dante Alighieri e Sherlock Holmes. Quest'ultimo infatti racconta a uno stupefatto Watson una terrificante verità, frutto di alcune deduzioni, riguardante il grande poeta italiano e la Beatrice protagonista di alcune tra le più famose opere di Dante. L'indagine, se così vogliamo chiamarla, parte dall'incontro tra Holmes e Alessandro D'Ancona, docente di letteratura italiana all'Università di Pisa e curatore di alcune edizioni delle opere di Dante. In seguito ad alcune discussioni riguardanti la Vita Nuova, e memore della storia del pittore e poeta Dante Gabriel Rossetti (conosciuto anni prima da Holmes) e della sua sfortunata moglie, il detective formula una sorprendente teoria riguardante Beatrice.
L'apocrifo è opera di Fabio Camilletti, grande appassionato di Dante Alighieri, Dante Gabriel Rossetti e Sherlock Holmes e, a detta di chi l'ha conosciuto, capace di trovare ogni possibile punto di contatto tra i tre! Questo piccolo gioiello è stato pubblicato su The Strand Magazine n. 8 (1999). Compare nelle raccolte di racconti I nuovi casi di Sherlock Holmes (Il club di Sherlock Holmes n. 1 - Solid Books, 2001) e I nuovi casi di Sherlock Holmes (Tutti i capolavori di Conan Doyle - Fabbri Editori, 2003).
mercoledì 25 novembre 2020
La sconfitta di Sherlock Holmes
Si tratta di un apocrifo di uno sconosciuto autore russo, che si cela dietro lo pseudonimo K.V.V., pubblicato in Italia sulla Domenica del Corriere n. 22 del 28 maggio 1905, quindi contemporaneo a Conan Doyle. Questo conferma non solo che la produzione di apocrifi è iniziata già durante la pubblicazione del Canone, ma anche che la notorietà di Sherlock Holmes già all'epoca era enorme, se era giunta fino in Russia.
Il racconto inizia a casa del dottor Watson, con Holmes che piomba a tarda sera per proporre un viaggio in Russia per risolvere un problema non meglio specificato. Durante il viaggio si accenna al professor Moriarty, che "vive e soggiorna a Pietroburgo dopo essere stato sconfitto in Inghilterra". Questo ci fa collocare l'ambientazione dopo La Casa Vuota, pubblicato nel 1903 e datato 1894.
Durante il viaggio avviene un curioso episodio riguardante una donna misteriosa, che Holmes si convince essere in pericolo e decide di proteggere: la realtà è che Holmes è stato fuorviato da alcune sostanziali differenze tra l'Inghilterra e la Russia, per cui si rivela essere tutto un clamoroso equivoco. Holmes ne prende mestamente atto e i due proseguono nella loro missione originaria, anche se in realtà non sapremo mai quale problema abbia risolto Holmes in Russia, Watson non ne parla per questioni di importanza internazionale.
Il racconto in sé non è memorabile, é una parodia che non punge, ma va archiviato per l'importanza storica. La prima pubblicazione risale al 1905, da segnalare la ristampa su Sherlock Magazine n. 4 (DelosBooks, 2005).
martedì 24 novembre 2020
Sherlock Holmes e il fuoco della pernacchia
La "pernacchia" del titolo altro non è che una mitragliatrice che, in azione, produceva un suono assai poco dignitoso, al punto da guadagnarsi questo soprannome. Lo scenario è quello di un'Italia in procinto di entrare in guerra (siamo nel 1915), e il protagonista assoluto è Gabriele D'Annunzio, che "personaggio" lo era sul serio: eccessivo sotto molti punti di vista, soprattutto un grande amante delle donne e grandissimo libertino.
Tutto il romanzo di Paolo Carretta è permeato di questo libertinismo, e tutti i protagonisti vengono trascinati dal Vate in situazioni e scenari decisamente lontani dall'algida Inghilterra. L'unico che non si scompone di fronte a nulla è proprio Sherlock Holmes, che si dimostra uomo di mondo e fa da contraltare al bigottismo tardo-vittoriano di Watson.
Il detective è stato chiamato da D'Annunzio, sospettato di aver ucciso una donna, ma le indagini faranno luce su un complotto internazionale ben più vasto, con a capo un insospettabile protagonista.
Il romanzo è molto godibile: pur non rendendo Holmes e Watson due macchiette, è sempre sull'orlo della parodia, intelligente ma mai volgare pur trattando spesso argomenti sessuali. Impossibile non prendere in simpatia il Poeta e le sue idee folli (o geniali?) che hanno come unico obiettivo il Piacere. Molto buona la descrizione dei paesaggi abruzzesi, così come la caratterizzazione dei personaggi di contorno. Infine la trama, che ben bilancia le piccole storie con la Grande Storia che marcia spedita verso il primo conflitto mondiale. In definitiva una lettura molto piacevole.
Il libro è stato pubblicato nel 2012 da Solfanelli.
lunedì 23 novembre 2020
Il mistero del Prince College
In questo romanzo breve di Davide Camarrone, Holmes e Watson sono alle prese col mondo studentesco e coi loro riti, in particolare una corsa di cavalli clandestina che ricorda il Palio di Siena. Naturalmente la corsa è un'ottima occasione per un intrigo, che Holmes sventa brillantemente.
Siamo di fronte a un bell'apocrifo: la trama è ben strutturata, i personaggi sono credibili, e si respira l'aria delle avventure come La Scomparsa del Terzino o I Tre Studenti. Si vede che l'autore si è documentato e ha tratteggiato una bella storia, farcendola con riferimenti a Dante, al Palio di Siena e a Oscar Wilde.
Pubblicato nel 2014 da Edizioni Leima, è stato presentato come il numero 1 di una nuova collana, dal nome 221B, dedicata a Sherlock Holmes. Purtroppo è rimasto solo un progetto, che non ha visto altri numeri pubblicati.
domenica 22 novembre 2020
Moriarty è vivo!
Per il resto, assistiamo al ritorno del professore alla vita di sempre, tra gente che chiede “giustizia” per i torti subiti, tributi derivanti da gioco d’azzardo e prostituzione, scontri con una banda rivale: manca solo che Moriarty venga chiamato “Don” e che gli si baci la mano, e sarebbe un altro romanzo. Non possiamo non notare notevoli affinità con il capolavoro di Mario Puzo del 1969, e la cosa infastidisce un po’. In tutto ciò, non solo il povero Holmes fa una pessima figura, ma è addirittura rimpiazzato da un detective di Scotland Yard che alla fine guasta i piani di Moriarty costringendolo all’esilio. Del resto un antagonista ci doveva essere, e se Sherlock Holmes è “costretto” a ignorare il professore, ecco il detective Crow.
Insomma, di roba da ingoiare ce n’è tanta, dall’accettare che ben tre fratelli possano chiamarsi James Moriarty (!), ai travestimenti del Moriarty giovane in Moriarty vecchio (dei quali non si accorge neppure Holmes…) per incolpare l’odiato fratello maggiore, tutto forse studiato per rendere affascinante la figura del Napoleone del crimine, ma che finiscono per rendere solo il quadro di un pazzo maniaco per nulla affascinante, che per uccidere un personaggio importante, anziché delegare a uno dei suoi uomini, preferisce agire in prima persona fallendo miseramente.
Peccato, si sarebbe potuto raccontare tutta un’altra storia, Moriarty sarebbe potuto sopravvivere alla caduta in tanti modi (come tanti autori hanno scritto) e avremmo potuto assistere a un nuovo duello con Holmes, ma qui purtroppo non c’è niente di tutto ciò.
Edito nel 1974, è stato stampato da Sonzogno nel 1976 e non risultano nuove edizioni.
sabato 21 novembre 2020
venerdì 20 novembre 2020
L'avventura della spia austriaca
Londra, settembre 1888. Mentre Jack lo Squartatore insanguina i vicoli dell’East End, Scotland Yard brancola nel buio. La cittadinanza è in tumulto, e Sir Charles Warren non sta riuscendo né a mantenere l'ordine né a prendere il feroce assassino. La situazione è insostenibile, e da personalità molto in alto del governo inglese viene espressamente rischiesto l'intervento decisivo del grande detective. Tocca quindi a un riluttante Sherlock Holmes mettersi sulla pista del più feroce serial killer della storia. Dopo una lunga e rischiosa indagine, forse la più difficile di tutte per l’inquilino di Baker Street, e grazie al decisivo apporto di un dottor Watson a poche settimane dal matrimonio, giustizia sarà finalmente fatta. Ma a prezzo di una verità atroce.
Anche il nostro Gianfranco Sherwood ha voluto calare la figura di Sherlock Holmes nei tetri e maleodoranti vicoli di Whitechapel per fronteggiare uno dei più famigerati serial killer della storia, Jack lo Squartatore, e supera brillantemente la prova. Molti autori hanno voluto dare la propria versione, offrendo molteplici punti di vista e proponendo diverse identità per l'assassino, e proprio in questi aspetti l'autore ha saputo differenziarsi, regalandoci un racconto per nulla scontato e molto piacevole da leggere. Sherwood predilige le tinte forti, al limite del soprannaturale, e questo in parte spiega lo stato catatonico di Holmes che, durante uno degli episodi più drammatici della vicenda, assiste a uno spaventoso rituale di evocazione demoniaca.
La trama è solida, i personaggi molto "canonici" e la ricostruzione storica appropriata: un apocrifo davvero ben costruito e strutturato, e non manca il colpo di scena finale!
Pubblicato per la prima volta su Sherlock Magazine n. 3 (DelosBooks, 2004).
domenica 27 dicembre 2015
Sherlock Holmes e lo Squartatore di Chilford
Quattro omicidi in quattro giorni. Mai Sherlock Holmes si era dovuto confrontare con un assassino così violento e calcolatore! Naturalmente il movente c’è, e Holmes non tarda ad individuarlo: una volta trovata la causa, ben presto viene svelata l’identità dell’assassino, soprattutto in una piccola comunità come Chilford. Se vogliamo, l’autore pecca proprio in questo. Avendo ambientato il dramma in una piccola cittadina, infatti, non c’è motivo di far avvenire i delitti in una sequenza così ravvicinata, restringendo la rosa dei possibili colpevoli… Questo incide sull’effettiva indagine di Holmes, che trova gli indizi e individua l’assassino senza doversi sforzare più di tanto! A parte questo, il romanzo è abbastanza fluido e la ricostruzione dei personaggi di Holmes e Watson è abbastanza buona. Certo, Watson indugia un po’ troppo nel conformismo vittoriano, oltre che in quello militare/cameratesco, e devo ammettere che si tratta di un’interpretazione del personaggio piuttosto fastidiosa che si trova solo in alcuni apocrifi, in quanto in realtà nel canone non è così marcata. Quello che trovo decisamente fuori luogo è l’introduzione al romanzo, la storia della lettera a Holmes e gli altri casi da non narrare: perché rivelare particolari di casi che poi non devono essere pubblicati, proprio a causa di questi particolari? Dire il peccato per non dire il peccatore a volte rivela proprio l’identità del peccatore…
Uscito nel 2005, è stato pubblicato in Italia per la prima volta da DelosBooks nel 2008. L’autore, Roger Jaynes, nel 2003 ha pubblicato A duel with the Devil, mentre nel 2008 ha pubblicato insieme a Emanuel E. Garcia e a Eddie Maguire Sherlock Holmes and the Three Poisoned Pawns, entrambi inediti in Italia.
venerdì 25 dicembre 2015
La campana della Vigilia
Scritto da Anne Perry per una raccolta di racconti a tema natalizio, Un Natale in Holmes, fa da apripista ai suoi colleghi disegnando un piccolo dramma familiare, che pur partendo da un movente scontato ha il pregio di avere una ingegnosa peculiarità nell’esecuzione del crimine. Il racconto è breve, non consente troppi approfondimenti o “margini di manovra”, però risulta comunque molto scorrevole e ben scritto. I personaggi sono molto buoni e tutto sommato convincenti, in particolare Holmes e Watson.
La raccolta è del 1996, edita in Italia nel 2011 da Gargoyle Books. Anne Perry ha pubblicato inoltre i racconti The Christmas Gift nella successiva raccolta More Holmes for the Holidays (1999), inedito in Italia, e Ostaggio alla sorte (1999), pubblicato in Supergiallo Mondadori n. 17 (2000).
martedì 17 novembre 2015
Sherlock Holmes e la tragedia del Titanic
A voler essere pignoli, poi, non si vede la necessità di ambientare la trama sul Titanic: funziona così bene che “spostandola” su un qualsiasi altro transatlantico cambierebbe poco o nulla. Solo sul finale, infatti, quando assistiamo alla tragedia, ci ricordiamo che siamo sul Titanic, e che non arriverà mai a New York: se si trattasse di un’altra nave e il romanzo si concludesse con un tranquillo arrivo in porto nulla a mio avviso si perderebbe della bellezza dell’intreccio.Una curiosità: l’agente del governo inglese che coinvolge Watson in questa avventura, su richiesta di Mycroft, si chiama Sidney Reilly, esattamente come la spia di Sherlock Holmes e il diario segreto del dottor Watson… singolare, vero?
Il romanzo è stato pubblicato in Italia per la prima volta nel 2009 da DelosBooks.
mercoledì 28 ottobre 2015
La strana persecuzione
Il racconto fa parte del volume I passatempi di Sherlock Holmes, edito nel 1990 dalla Libreria del Giallo, e successivamente ristampata nel 2002 all’interno della collana Sherlock Holmes & Co. da Fabbri Editori.
lunedì 26 ottobre 2015
L'improvvisa morte del cardinale Tosca
“…la famosa indagine nell'improvviso decesso del cardinale Tosca…” (Il capitano di lungo corso). Réouver ci ha preso gusto ad “agganciare vagoni alla locomotiva”, vale a dire al Canone, ed ecco quindi un altro caso citato e mai narrato dal dottor Watson, e di sicuro uno dei più famosi assieme al Ratto gigante di Sumatra. Ma come dicevo a proposito di un altro apocrifo dello stesso autore, ben vengano!
Il caso è decisamente particolare, pesca a piene mani dalle leggende ebraiche fondendole con quelle cattoliche, e dietro c’è un complotto antisemita che mira a mantenere in cattiva luce gli ebrei, un complotto che parte dall’Austria…
giovedì 22 ottobre 2015
La tragedia degli Addleton
“…un resoconto della tragedia Addleton, e il contenuto singolare di un antico tumulo inglese…” (Il segreto degli occhiali a Pince-Nez). Questo apocrifo di René Réouven prende spunto da uno dei tanti casi citati (e mai narrati) da Watson nel Canone. Doyle, da vecchia volpe qual’era, ha infatti disseminato casualmente qua e là queste citazioni per far sembrare la sua produzione assai più ampia, e di conseguenza anche i successi di Holmes: sono più di 100 le untold stories, e ben presto sono state prese come punto di partenza da svariati autori per i loro apocrifi. Réouven non fa eccezione, tanto che chiede scusa al maestro Arthur Conan Doyle “per aver agganciato qualche vagone in più alla sua locomotiva”. Ma se si tratta di vagoni come questo, ben vengano!
Questo è davvero un apocrifo come si deve, ben incastrato nel Canone (tanto da alternare le fasi iniziali all’avventura dei Pince-Nez), molto ben raccontato, rispettoso dei personaggi. Ma soprattutto c’è una storia di fondo solida, che è fondamentale. Non basta tratteggiare bene Holmes e Watson: se non c’è una trama alla base, qualsiasi apocrifo crolla miseramente. Qui salta all’attenzione immediatamente che l’autore non solo è conoscitore dell’opera di Doyle, ma ha fatto numerose ricerche storiche per rendere il suo racconto credibile. Ed ha centrato l’obiettivo.
martedì 20 ottobre 2015
Il mistero delle paludi del Fox Tor
Ahimè, si tratta di un apocrifo piuttosto brutto. Dietro la scomparsa, infatti, c’è un misterioso rito iniziatico presso un villaggio neolitico accanto alla palude di Fox Tor: antichi popoli risorgono in notti particolari e il conte, fanatico studioso, altro non ha fatto che sacrificare il cane e unirsi nella morte a questi esseri. Oltre a ciò, ha inviato dei segnali psichici a Holmes che lo ha sognato, e da allora questi ha deciso di studiare i fenomeni psichici e occulti (altro che allevare api nel Sussex), dedicandosi anima e corpo e intraprendendo anche una serie di conferenze negli Stati Uniti e in Australia!
Confesso che avevo rimosso questo racconto, dopo averlo letto anni fa, ma ora che l’ho riletto farò fatica (purtroppo) a dimenticarlo. Va bene tutto quando si parla di apocrifi, anche mischiare la fantascienza o l’occultismo, ma è destabilizzante leggere una raccolta di racconti impostata in maniera “tradizionale” da parte di un autore, e poi nell’ultimo trovarsi di fronte a una scelta così strana. Il racconto in sé, preso singolarmente, potrebbe anche non essere male, a patto che si arrivi preparati: esistono varie raccolte di racconti a vario tema con protagonista Sherlock Holmes, e il lettore sceglie o meno di vedere il detective impegnato in casi non tradizionali semplicemente leggendo la quarta di copertina. Oltre a ciò, non c’è nessun “caso”: il conte appare in sogno a Holmes e gli spiega tutto… bella forza!
Apparso per la prima volta in Sherlock Holmes e il banchiere italiano ucciso a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri (Liber Internazionale, 1995), è stato ristampato nel volume Il caso delle tre sorelle della serie Sherlock Holmes & Co. (Fabbri Editori, 2003).


























